Daniel Spoerri
"Die Mortundensuchung"
A cura di Valeria Carnevali con la collaborazione di Vittoria Urbano Giuli
Fabriano, Pinacoteca Civica Bruno Molajoli, Spedale del Buon Gesù
28 gennaio - 10 febbario 2010
La cartella "Die Mortundensuchung", composta da nove serigrafie su tela datate 1971-72, appartiene alla serie Criminal Investigation, a cui l'artista Daniel Spoerri si è dedicato fino agli anni Novanta.
Intervenendo su immagini fotografiche autentiche riguardanti delitti efferati e cruenti, tratte da archivi di polizia, l'artista inserisce o applica nella rappresentazione oggetti d'uso comune, come se potessero divenire essi stessi armi e causa dei decessi. In questo modo egli fornisce una interpretazione ulteriore e aggiunge un significato alternativo e spiazzante all'oggetto recuperato, in questo caso la fotografia.
Cartigli con asettiche descrizioni in lingua tedesca dei diversi tipi di morte appaiono nel campo delle immagini, aumentando il senso di inquietudine che sprigionano nella loro razionale freddezza.
Daniel Spoerri è una stella di prima grandezza nel firmamento dell'arte contemporanea internazionale; ottuagenario, può permettersi di guardare dall'alto il nuovo millennio, lui che è insieme testimone ed artefice del secolo breve. Giovane romeno, scelse di lasciare l'est verso un'Europa vivacemente percorsa da nuove idee, da nuovi contenuti filosofici e artistici, da nuove traiettorie di pensiero, un'Europa che gli avrebbe dischiuso le porte dell'arte.
Negli anni Sessanta una scatenata Parigi lo vede protagonista con il gruppo Noveaux Réalistes tra atelier e gallerie, che ama trasformare in ristoranti durante le performance, per poi raccogliere minuziosamente tutti i resti dei banchetti, incollarli su tavole ed esporre il risultato di queste operazioni come quadri fatti di materiali vari, alcuni dei quali deperibili. A questi singolari assemblage dà il beffardo nome di tableau - piége, quadri-trappola, con un'ironia che riesce superficialmente a mascherare le amare considerazioni sul destino dell'essere umano che si celano nella cupa poetica spoerriana: quella che rimane fissata sulla tavola, in una ricostruzione rigorosa e capillare, non è la conviviale gioia del simposio, ma la traccia di un momento fugace ormai concluso e inesorabilmente perso, che niente ha da dare al futuro se non...avanzi.
Fedele all'ottica di Spoerri, la serie di grafiche esposta nell'ambito di questa piccola e preziosa mostra non costituisce un'esperienza estetica semplice: più che una galleria degli orrori è un calmo e disturbante susseguirsi di desolazioni, senza disperazione o passione, con la composta percezione che tutto è compiuto.
Scorrere e soffermarsi davanti a queste angosciose immagini, con il loro carattere marcatamente novecentesco, e concentrarsi sul turbamento che infondono, può costituire per lo spettatore uno spunto per riflettere sulla cruda violenza che gli esseri umani possono generare contro se stessi, e su come la tendenza al sopruso e all'abuso siano parte costante e innegabile della nostra civiltà, e della nostra storia recente, occidentale, europea.
Daniel Spoerri (Galatsi, Romania, 1930), svizzero di adozione, entra nel mondo dell'arte passando per danza e teatro. Negli anni '60 a Parigi inventa i tableaux-piege e scrive il Manifesto dei Nouveaux Realistes con Klein, Arman, Tinguely, ed il critico Pierre Restenay. Negli anni '70 aderisce al movimento Fluxus e fonda a New York la Eat Art, arte realizzata con materiali commestibili. Durante la sua carriera ha esposto nelle più importanti gallerie e nelle maggiori istituzioni museali di tutto il mondo. Insegnante nelle Accademie di Belle Arti di Colonia e Monaco di Baviera, negli anni '90 si trasferisce a Seggiano, Grosseto, dove apre la sua fondazione: Il Giardino di Daniel Spoerri, che ospita sculture di numerosi artisti contemporanei.